Sabato 11 e domenica 12 ottobre scorsi, come da programma, abbiamo visitato i luoghi di due tappe del millenario Cammino Micaelico che da Benevento conduceva a Monte Sant’Angelo.
La prima tappa è stata Troia città sorta poco dopo l’anno mille sui resti dell’antica città romana Aecae. A fare gli onori di casa, a nome di tutto il consiglio direttivo, è stato un Maresciallo Luogotenente della Guardia di Finanza Francesco Sciarrillo, socio della sezione foggiana di Italia Nostra. Francesco, facendoci viaggiare nel tempo attraverso l’arte e la storia ci ha narrato di una città fiera e ricca di cultura che, dai Bizantini ai Normanni, dagli Svevi agli Angioini, dagli Aragonesi al vicereame Spagnolo, fino al regno Borbonico, ha sempre difeso la sua identità portando tuttavia dentro di sé i segni di questi avvicendamenti. Il simbolo più evidente è rappresentato dalla cattedrale, uno degli esempi più fulgidi del romanico pugliese, il suo rosone non ha eguali per bellezza e simbologia. Francesco, con puntualità e passione, ci ha mostrato i segni a volte evidenti, a volte velati, dell’avvicendarsi delle varie epoche fino al restauro fatto nel secolo scorso. Non solo la cattedrale, ma l’intero centro storico parlano di due città sovrapposte, la romana e la medioevale e di come la prima, attraverso il reimpiego delle sue pietre, dei suoi monumenti smontati e riadattati, continui a vivere nella seconda.
A pranzo ci siamo fermati presso la trattoria “Da Maria Neve”. La padrona di casa ci fa fatto gustare le bontà della cucina locale preparate con ingredienti del posto e grande passione con risultati eccellenti. Un ringraziamento particolare per la nostra tappa a Troia va al dottor Leonardo Altobelli, decano di Italia Nostra, giovane ultranovantenne, per anni sentinella del suo territorio per l’associazione. Per noi è stato un privilegio conoscerlo.
Siponto è stata la nostra seconda meta, in particolare l’abbazia di San Leonardo in Lama Volara e il complesso archeologico comprendente i resti della basilica paleocristiana del IV secolo d C, con il suo meravigliosa pavimento a mosaico, e la basilica di santa Maria Maggiore sorta successivamente.
Proprio a Siponto, intorno al 490 d C, nacque e si affermò il culto Micaelico ad opera del vescovo Lorenzo Maiorano dando origine, successivamente, a uno dei cammini più importanti del medioevo che da tutta Europa conduceva i pellegrini alla grotta del Gargano. Santa Maria Maggiore e San Leonardo furono erette tra l’XI e il XII secolo, epoca di Massima espressione dei pellegrinaggi verso le mete della cristianità. Ad accoglierci e guidarci lungo questo cammino millenario è stata l’avv. Michela
D’Onofrio, Console del Touring Club Italiano per il territorio del Gargano, la ringraziamo per aver accettato di accompagnarci con le sue collaboratrici Nadia e Raffaella.
Abbiamo visitato la chiesa di San Leonardo nel tardo pomeriggio. La luce calda del tramonto imminente, avvolgeva tutto il complesso evidenziandone le forme e ogni particolare del fitto lavoro scultoreo espressione dell’incontro tra occidente e oriente, tra in nord dell’Europa e il Mediterraneo.
Questa armonica contaminazione di culture rende il complesso di San Leonardo un luogo d’incontro, d’accoglienza, di Pace.
Nel nostro viaggio ci siamo concessi, sebbene rapidamente, una visita al museo archeologico di Manfredonia per ammirare, accompagnati sempre da Michela, le Stele Daunie, lastre tombali della civiltà Dauna datate tra l’VIII e il IV secolo a C.
Domenica mattina Antonio Rucher, rappresentante di una storica famiglia di maestri d’ascia, ha aperto le porte del suo cantiere per raccontarci la storia dell’azienda e della tradizione marinara di Manfredonia. Nei suoi occhi abbiamo letto la tenacia e la passione, la disciplina e la voglia di mettersi in gioco anche con l’ausilio delle nuove tecnologie, ma senza mai prescindere dalla conoscenza della storia di questa professione. Il racconto ha suscitato un grande interesse in tutto il gruppo.
Un ringraziamento va a tutto lo staff dell’hotel Maiorano Boutique che grande professionalità, pazienza e cortesia ci ha ospitato coccolandoci in una struttura nuova, e confortevole, cena, colazione e pranzo eccellenti.
L’ associazione ringrazia, inoltre, il presidente della pro Loco locale per averci donato le belle foto della cattedrale e le brochure della città.
Visite culturali 2025
LA PERSISTENZA DELLA MEMORIA
Riti e tradizioni al tempo dell’intelligenza artificiale
11 e 12 ottobre 2025
Le tradizioni della costa Garganica : IL CAMMINO MICAELICO
A cura di P.Marino Marsilia e V.Iacente

IL CAMMINO MICAELICO
La Via dell’Arcangelo o Via Micaelica, suggestivo cammino sull’asse viario della via Appia Traiana, rappresenta una meta antichissima di pellegrinaggi che da Benevento porta a Monte Sant’Angelo.
L’apertura della Via Micaelica, come inizio del “peregrinare a livello europeo”, può essere datata al 708 d C, quando sul Monte Tumba, in Normandia, viene fondato il Santuario di “Saint Michel au peril de la mèr” per custodire reliquie provenienti dalla Grotta del Gargano. A partire dal X secolo viene costruita sul Monte Pirchiriano, in Val di Susa, la Sacra di San Michele, a metà strada tra Normandia e Gargano, come il terzo grande luogo di culto
dell’Angelo in occidente. Viene a delinearsi così il percorso della Via che vede come tappe più importanti Mont Saint Miche l– Le Puy en Velay–Sacra di San Michele in Val di Susa – Roma– Benevento – Monte Sant’ Angelo sul Gargano.
Questo cammino più che millenario ha rappresentato una direttrice lungo la quale sono sorti monasteri, chiese, ospizi per accogliere i pellegrini, sono nati centrii urbani, ci sono stati scambi di merci, di culture, di conoscenze, hanno viaggiato pellegrini di ogni ceto sociale, cavalieri, popolani, principi, santi.
Oggetto della nostra visitata saranno due siti posti lungo la Via Micaelica, Troia, borgo medioevale con la sua splendida Cattedrale e Siponto. Fu proprio da Siponto che ebbe origine il culto Micaelico longobardo ed esso rappresentava la tappa obbligata per i pellegrini che si recavano verso la montagna sacra dalla costa .
PROGRAMMA
11 ottobre
Visita alla cattedrale, uno dei più interessanti esempi di romanico pugliese e al museo del tesoro, custode di pregevoli oggetti sacri e di ben tre EXSULTET dei ventotto conservati in tutto il mondo.
12 ottobre
Il costo della visita è di 210 euro in doppia e 220 euro in singola per i soci che hanno rinnovato l’iscrizione nel 2025 e di euro 220 in doppia e 230 in singola per i non ancora soci. La quota comprende: trasferimento in bus, pernottamento e prima colazione in hotel, pranzi e cena, visite guidate ai siti, assicurazione. Si prega di segnalare eventuali allergie o incompatibilità alimentari.
Per info e prenotazioni: Vincenzo Iacente cell.3289597476 mail:vincenzoiacente@gmail.com. In fase di prenotazione bisogna comunicare il n. di cellulare ed il punto di salita sul bus (le fermate sono Piazza Pitesti c/o chiesa del Buon Pastore, angolo Via Unità Italiana Via Roma, Via Roma c/o Camera di Commercio, Via Roma c/o ex Banco di Napoli event. Casagiove c/o Esso).
Per questioni organizzative le prenotazioni devono pervenire entro e non oltre il 10 settembre
p.v. con il versamento di un acconto pari a 50 euro, da effettuare tramite bonifico intestato ad : Italia Nostra APS – sezione di Caserta
IBAN: IT13W0306909606100000160771 con l’indicazione della causale “Visita culturale 11-12 ottobre 2025”. La quota verrà restituita nel caso non si raggiunga il numero minimo di adesioni per la realizzazione della visita. Il programma potrebbe subire qualche lieve cambiamento che non inciderà sul concept della visita.
Mercoledì 14 maggio scorso si è svolta l’interessante visita al Pirotecnico di Capua nell’ambito del PCTO 2025 con Maria Rosaria Iacono, Francesca Moschetti e Giancarlo Pignataro per Italia Nostra e Maria Scialdone e Antonella Perna per l’ISISS “Federico II”. Un ringraziamento particolare, per la squisita ospitalità, va ai militari che hanno accompagnato la delegazione e alla guida appassionata di Pasqualina Lucca e Pino Nardiello. Un plauso sentito va ai meravigliosi studenti che hanno partecipato all’evento con vivo interesse.

Sabato 14 giugno, ore 8.00 Partenza da Piazza Pitesti Ore 11,30/12,30 Viterbo: visita al Santuario di S. Rosa Ore 13.00/15.00 Pausa pranzo al Ristorante La Chimera
15.00/18.00 Visita guidata nel centro storico: quartiere S. Pellegrino, Palazzo dei Papi, Cattedrale, Museo del Sodalizio della Macchina di S. Rosa
18.00 Partenza per Montefiascone
Ore 18.30 Arrivo all’Hotel Urbano V e sistemazione nelle camere assegnate Ore 19.30 Passeggiata nel centro storico e cena al Ristorante Da Pancino
Domenica 15 giugno, ore 8.30 Partenza per Bolsena
Ore 9.00/9.45 Visita alla Chiesa di S. Cristina: Cappella Nuova del Miracolo e Vestibolo della Grotta di S. Cristina Ore 10.15 Visita alle Catacombe
Ore 11.00/12.30 Visita all’esposizione botanica della Festa delle Ortensie
Il cuore della manifestazione sarà l’esposizione di oltre 50 vivaisti specializzati, che presenteranno una straordinaria selezione di ortensie, simbolo di eleganza e raffinatezza, oltre a piante rare e insolite, frutto delle collezioni dei più rinomati coltivatori. Il suggestivo Viale Colesanti farà da cornice a questa affascinante mostra floreale
Ore 13.00 Pranzo sul lago di Bolsena presso il Ristorante Le Naiadi
Ore 15.30 Partenza per Caserta, rientro previsto per le 19.00
Il costo della visita è di 220 euro in doppia e 235 euro in singola per i soci che hanno rinnovato l’iscrizione nel 2025 e di euro 225 in doppia e 240 in singola per i non ancora soci. La quota comprende: trasferimento in bus, pernottamento e prima colazione in hotel, pranzi e cena, visite guidate ai siti, assicurazione. Si prega di segnalare eventuali allergie o incompatibilità alimentari. Per info e prenotazioni: Vincenzo Iacente tel. 3289597476 mail vincenzoiacente@gmail.com
In fase di prenotazione bisogna comunicare il n. di cellulare ed il punto di salita sul bus (le fermate sono Piazza Pitesti c/o chiesa del Buon Pastore,angolo Via Unità Italiana Via Roma, Via Roma c/o Camera di Commercio,Via Roma c/o ex Banco di Napoli). Per questioni organizzative le prenotazioni devono pervenire entro e non oltre il 21 maggio p.v.; è richiesto il versamento di un acconto pari a 50 euro,da versare tramite bonifico entro il 21 maggio intestato ad Italia Nostra APS – sezione di Caserta IT13W0306909606100000160771 con l’indicazione della causale “Visita culturale 14-15 giugno 2025”. La quota verrà restituita nel caso non si raggiunga il numero minimo di adesioni per la realizzazione della visita. Il programma potrebbe subire qualche lieve cambiamento che non inciderà sul concept della visita.
Fondata alla fine del III secolo a.C., l’antica Aeclanum era uno dei centri più importanti dell’Irpinia, posto tra le valli dei fiumi Calore ed Ufita, in località Passo di Mirabella. Situata su un pianoro di forma triangolare, l’antica città era accessibile dalla via Appia, che attraversava l’abitato da ovest a est.
Secondo lo storico Appiano, la sua prima fortificazione era in legno e fu incendiata dal dittatore Silla nell’89 a.C. durante la guerra sociale contro Mario. In seguito, verso l’87 a.C., la cinta fu ricostruita contestualmente all’istituzione del municipium. Il declino della città è legato all’arrivo dei Longobardi nel 570 e fu definitivamente distrutta nel 662 dall’imperatore Costante II di Bisanzio, diretto all’assedio della longobarda Benevento.
Nella prima metà del Novecento furono eseguiti i primi scavi archeologici che misero in luce i resti e le tracce di costruzioni risalenti al periodo imperiale. Oggi all’interno del Parco archeologico di Aeclanum, in un’area di circa 18 ettari, sono custoditi i resti della città romana: le terme pubbliche, situate su una piccola altura, la piazza del mercato coperto (macellum), alcune abitazioni e botteghe.
Sono visibili, inoltre, tracce della fortificazione, costituita da mura alte circa 10 metri, realizzate in opera reticolata e interrotte da almeno tre porte e torri di diversa grandezza.
All’età dell’imperatore Giustiniano risale la costruzione di una basilica paleocristiana, i cui resti ancora in vista lasciano intuire la presenza di un fonte battesimale con pianta a croce greca e scalini per il rito a immersione.
Dall’VIII secolo il sito viene ricordato con il toponimo di “Quintodecimo”, attestante la distanza di quindici miglia da Benevento.
Fondata in epoca normanna, la Chiesa è legata al culto della Madonna del Sacro Latte, di cui sarebbe stata custodita una reliquia proprio presso la comunità mirabellana. L’impianto attuale, risalente al XVIII secolo, presenta una planimetria a croce latina absidata, a navata unica, su cui si aprono otto cappelle delimitate da balaustre marmoree. L’edificio è stato oggetto di restauro dopo il sisma del 23 novembre 1980 e reca con sé i segni di tutti i periodi della storia cittadina.
La facciata è in lastra di pietra chiara, definita da lesene e da quattro cappelle che, fino al 1980, contenevano le statue di San Benedetto, San Francesco, San Guglielmo e San Vincenzo.
All’interno della Chiesa è custodito un maestoso crocifisso ligneo del XII secolo, testimonianza della penetrazione dei modelli normanni nelle regioni dominate dagli Altavilla. Il fonte battesimale in pietra risale allo stesso periodo storico ed è caratterizzato da un profondo invaso circolare con i simboli aggettanti dei quattro evangelisti. Il soffitto ligneo dipinto a quadrature e con tralci floreali, arricchito da una grande tela centrale che raffigura l’Assunzione della Vergine, fu dipinto nel 1749 da Giuseppe Tomajoli, artista di origini pugliesi, mentre, lungo i lati della navata, al di sopra della cornice, sono collocati otto ovali raffiguranti i quattro evangelisti e i quattro dottori della Chiesa. Le cappelle laterali, infine, includono dipinti, altari marmorei e statue di santi, tra cui due pregevoli busti di San Prisco, protettore di Mirabella Eclano, nonché un’urna che contiene le sue spoglie.
Il Museo ha sede nelle ex Chiese della confraternita del SS. Rosario e dell’arciconfraternita di San Prisco. L’area museale comprende anche alcuni locali adibiti in passato a luoghi di riunione delle due associazioni laicali, tra cui l’ex Cappella della Madonna del Gonfalone con un pregevole pavimento maiolicato settecentesco.
L’esposizione è organizzata in otto sezioni, nelle quali si conservano importanti paramenti liturgici del XVIII secolo, argenti di bottega napoletana, campane, tra cui una del 1274, platee, messali, antifonari datati dal XVI al XVIII secolo, oltre ad atti notarili, libri parrocchiali, brevi pontifici ed episcopali. Di notevole rilievo sono nella Sezione 3 una croce astile del 1682 e un busto reliquiario settecentesco di San Prisco.
La Sezione 7 comprende l’opera più significativa del Museo: l’Exultet o Rotolo di Quintodecimo, uno dei più antichi inni della liturgia cattolica di rito romano, composto da sette pergamene legate l’una all’altra, che formano un rotolo lungo m. 3,62 avente una larghezza media di cm. 22,50. Il testo, vergato in scrittura beneventana, è arricchito da miniature acquerellate.
Il Museo del Carro e dei Misteri, aperto al pubblico dal 2005, è situato all’interno del complesso monumentale di San Francesco, risalente al 1222, sede anche del Municipio.
Il Museo espone alcune parti originali dei sette registri che compongono il “Carro”. L’affascinante opera è un obelisco alto 25 metri interamente rivestito di pannelli in paglia intrecciata secondo l’architettura di una guglia. L’intera scultura è frutto del lavoro di abili artigiani che da più di un secolo si prendono cura del “gioiello di paglia”. Il trasporto del Carro avviene ogni anno nel sabato che precede la terza domenica di settembre, giorno consacrato alla Madonna Addolorata dal cui culto nasce la tradizione carricola. L’obelisco, sostenuto da due ruote di carro agricolo, percorre le vie cittadine trainato da sei coppie di buoi e da una moltitudine di persone che aggrappati alle funi di canapa ne regolano la stabilità. All’interno del Museo è anche presente una mostra permanente di fotografie che illustrano la storia del Carro sin dal suo primo progetto datato 1869, percorrendo le fasi salienti della sua costruzione fino al momento più significativo della “tirata”.
Nelle scuderie del convento, si trova l’esposizione museale dedicata ai Misteri, che si snoda lungo un percorso longitudinale scandito da celle, piani rialzati e da spazi ampi che lentamente si restringono per accompagnare il visitatore lungo le tappe della Passione di Cristo. I gruppi scultorei, chiamati anche “quadri” o “tavolati”, sono interamente realizzati in cartapesta e sono opera dell’artista eclanese Antonio Russo (1836-1914) che nel 1875 li donò alla Città. Le figure, modellate utilizzando carta vecchia e colla e con inserti di vetro per gli occhi, sono alte circa un metro e mezzo e si contraddistinguono per le espressioni di vigore e di dolore che l’artista ha saputo infondere loro; le fisionomie di alcuni personaggi che animano la collezione si ispirano a persone realmente conosciute dall’artista
Il 16 aprile scorso, presso la sala Moscati del Buon Pastore, è stato presentato il programma di visite e incontri culturali della sezione “Antonella Franzese” di Italia Nostra per l’anno 2025.
Il tema scelto è: “LA PERSISTENZA DELLA MEMORIA – Riti e tradizioni al tempo dell’intelligenza artificiale”.
È intervenuto il prof. Augusto Ferraiolo, antropologo culturale, che ha insegnato Storia delle Tradizioni Popolari all’ Università di Cassino e Folklore ed Etnologia della Cultura Americana alla Boston University.